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La storia di un palazzo popolare di Imola: tra passato e presente
Vivere in una casa popolare significa spesso abitare in un luogo che ha visto passare generazioni, trasformazioni e storie che meritano di essere raccontate. Oggi vogliamo condividere la testimonianza di Rosa Maiolani, residente in un edificio di via Cavour 18, angolo via Manfredi, a Imola, che ha voluto ricostruire la storia del palazzo in cui vive.
La storia dell’edificio affonda le sue radici nel XVI secolo, quando nacque la Confraternita di Santa Maria della Misericordia, meglio conosciuta come “Buon Pastore”. Questa istituzione accoglieva ragazze povere, spesso orfane, per proteggerle da un destino di miseria e sfruttamento. Nel tempo, la sede della confraternita cambiò più volte posizione all’interno di Imola, assumendo denominazioni diverse come “Pia Casa delle Convertite” e “Casa di Rifugio“.
Nel 1845, la struttura si spostò in Piazza Quaini, in un edificio che oggi non esiste più, e poco dopo, sotto la guida del cardinale Mastai Ferretti (futuro papa Pio IX), fu affidata alle suore della Congregazione di Notre Dame de Charité du Bon Pasteur d’Angers. Imola divenne così la prima città italiana a ospitare questo istituto religioso.
Con il tempo, lo spazio in Piazza Quaini divenne insufficiente e in condizioni malsane. Così, nel 1852, la struttura si trasferì nell’attuale via Cavour, allora chiamata via Gambellara. L’edificio, in passato sede delle suore agostiniane, si trovava accanto al monastero delle suore domenicane “Clarisse” e alla chiesa di Santa Maria Maddalena. Le suore del Buon Pastore si stabilirono qui e ristrutturarono i locali, trasformando il complesso in un luogo di accoglienza e istruzione per le giovani in difficoltà. Un evento significativo avvenne nel 1854, quando la chiesa di Santa Maria Maddalena fu riaperta al culto dopo essere stata restaurata per celebrare il battesimo di una giovane etiope riscattata dalla schiavitù.
Alla fine dell’Ottocento, i beni del monastero passarono al Demanio, segnando l’inizio del declino della struttura come istituto religioso. Nel 1876, parte dell’edificio fu affittata al Giardino d’Infanzia Principe di Napoli, guadagnandosi il soprannome dialettale di “Asili Veci”. Un’altra porzione divenne scuola elementare femminile, mentre alcune suore del Buon Pastore vi rimasero fino alla fine del secolo.
Nel 1887, le suore dovettero abbandonare i locali e si trasferirono in un’altra sede. Nel frattempo, l’ex convento subì una serie di cambiamenti e, nei decenni successivi, venne adattato per accogliere famiglie povere. Durante il periodo tra le due guerre mondiali, l’edificio era già abitato da nuclei bisognosi, funzione che mantenne fino al secondo dopoguerra.

Nel 1957-58, l’Istituto Case Popolari di Bologna acquistò l’edificio, lo demolì e ne commissionò la ricostruzione all’architetto Vittorio Fiorentini, su progetto dell’ingegnere Tullio Dall’Osso. Nacque così un moderno complesso di edilizia popolare, destinato a ospitare famiglie con difficoltà economiche, funzione che mantiene ancora oggi. Nel settembre 1958, i lavori all’Istituto autonomo case popolari hanno permesso di scoprire in via Manfredi un mosaico romano risalente alla seconda metà del II secolo dopo Cristo. «Lo schema decorativo del campo – riporta la scheda conservata ai Musei civici di Imola –, che fonde esagoni e motivi stellari, e conosce varianti numerose sia nella composizione che nel colore, è largamente diffuso in Italia. L’inizio di questo sistema decorativo si ha nella Casa di Livia sul Palatino», dimora romana attribuita con qualche incertezza alla moglie di Augusto. Tornando a Imola, gli scavi condotti tra gli anni ’50 e ’60 nello stesso isolato hanno permesso di scoprire anche altri mosaici a sfondo bianco.
Nell’immobile di via Cavour, angolo via Manfredi, oggetto della lettera di testimonianza c’è oggi la sede di Acer. La storia dell’edificio assume un significato ancora più profondo se si considera che continua a ospitare un ente come Acer che per missione istituzionale ha l’intento di rispondere a uno dei bisogni essenziali delle persone: avere una casa. Un luogo che offre protezione, sicurezza, senso di appartenenza e che garantisce la piena realizzazione e identità della persona.